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Resilienza psicologica, il ruolo delle storie

Resilienza psicologica: come funziona davvero e perché la lettura può diventare parte attiva del percorso di cura e consapevolezza. Ne parliamo con la psicologa clinica Sonia Buscemi Ci sono momenti in cui il cervello sembra prendere il comando e portarci lontano da noi stessi. Pensieri che si ripetono, paure che si accendono senza un motivo apparente, reazioni automatiche che non riconosciamo più come nostre. È come vivere in uno stato di allerta continua, anche quando il pericolo non c’è più. È da qui che nasce il dialogo con la dottoressa  Sonia Buscemi (buscemi.sonia@gmail.com),  psicologa clinica e docente. Riceve come libera professionista nel suo studio tra  Fiumicino e Ponte Galeria (RM) , dove accompagna bambini, adolescenti e genitori nei loro percorsi di crescita e consapevolezza. Con lei abbiamo parlato di traumi, difese mentali e del ruolo che le storie possono avere nel percorso di cura. Come reagisce il cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? ...

Liberarsi dalla Gabbia Digitale: Il Costo Nascosto dello Smartphone

Liberarsi dalla Gabbia Digitale: Il Costo Nascosto dello Smartphone
Come il Tempo Perso davanti allo Schermo ci Allontana dalla Vita Reale e Perché dobbiamo Proteggere i Giovani dalla Dipendenza Digitale

Leggendo l'articolo di Abbas Ali su Medium, "Using Your Phone Less Than 1 Hour Everyday Will Change Your Life," ho sentito il bisogno di ringraziarlo per aver affrontato un tema che, ormai, riguarda tutti noi: la pericolosa relazione tra uomo e tecnologia, specialmente quella del nostro smartphone.

Immaginiamo una persona che inizia a utilizzare uno smartphone in modo consistente a partire dai 14 anni, dedicandovi 3 ore al giorno (una stima conservativa). Considerando un'aspettativa di vita di 85 anni, quella persona passerà 71 anni attaccata al telefono, ovvero 77.665 ore. Questo significa che, al termine della sua vita, avrà sprecato "3.236 giorni" – quasi "9 anni interi"" – dietro a uno schermo.

Osservando quanto tempo passiamo sugli smartphone, mi preoccupa l'impatto che questo ha sulla nostra salute mentale. Il tempo speso a scorrere schermi non solo sottrae ore preziose alle attività produttive, ma crea anche uno stato di ansia e frustrazione. 

Questa "paralisi operativa" deriva dalla sovrastimolazione continua, che rende difficile concentrarsi su ciò che è davvero importante. Vivere in uno stato di costante frenesia digitale rischia di allontanarci dalle vere priorità della vita.

Nel mio libro "Lasciato Indietro," rifletto su una tendenza che ho osservato con crescente preoccupazione: quella di regalare uno smartphone ai bambini in occasione della Prima Comunione, intorno agli 11 anni. 

In quel momento cruciale della crescita, si dovrebbe incoraggiare la curiosità per il mondo reale, le relazioni umane, e lo sviluppo di capacità cognitive fondamentali. Eppure, con un gesto apparentemente innocente, mettiamo nelle loro mani uno strumento potentissimo che, se non controllato, può portarli a una dipendenza digitale precoce, rallentando il loro sviluppo e allontanandoli dalle esperienze che contano davvero.

Come disse "Albert Einstein": "Temo il giorno in cui la tecnologia supererà la nostra interazione umana. Il mondo avrà una generazione di idioti." Non siamo ancora a quel punto, ma è nostro compito assicurarci di non arrivarci mai.


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