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Resilienza psicologica, il ruolo delle storie

Resilienza psicologica: come funziona davvero e perché la lettura può diventare parte attiva del percorso di cura e consapevolezza. Ne parliamo con la psicologa clinica Sonia Buscemi Ci sono momenti in cui il cervello sembra prendere il comando e portarci lontano da noi stessi. Pensieri che si ripetono, paure che si accendono senza un motivo apparente, reazioni automatiche che non riconosciamo più come nostre. È come vivere in uno stato di allerta continua, anche quando il pericolo non c’è più. È da qui che nasce il dialogo con la dottoressa  Sonia Buscemi (buscemi.sonia@gmail.com),  psicologa clinica e docente. Riceve come libera professionista nel suo studio tra  Fiumicino e Ponte Galeria (RM) , dove accompagna bambini, adolescenti e genitori nei loro percorsi di crescita e consapevolezza. Con lei abbiamo parlato di traumi, difese mentali e del ruolo che le storie possono avere nel percorso di cura. Come reagisce il cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? ...

Lasciati indietro: il prezzo delle scelte e delle omissioni

Ragazzi vittime di un sistema che non vigila, tra medici improvvisati, droghe pericolose e lavori clandestini. Chi paga davvero il prezzo delle nostre negligenze?  

Ci sono storie che sembrano un incubo: una ragazza muore dopo una rinoplastica eseguita da presunti medici trovati su TikTok. Un ragazzo si spegne durante il suo compleanno per aver assunto la "droga della risata". Tre giovani perdono la vita nel primo giorno di lavoro in una fabbrica improvvisata di fuochi d'artificio.  

Che cosa accomuna questi eventi tragici? Non solo la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, ma un’intera società che, consapevolmente o meno, li ha lasciati indietro. Chi sono i veri colpevoli? Da una parte, ci sono quelli che vendono servizi pericolosi e illegali. Dall’altra, chi li acquista, spesso attratto da soluzioni economiche e immediate. Ma soprattutto c’è chi dovrebbe vigilare: istituzioni, genitori, scuole e comunità, che troppo spesso lasciano indietro nel proteggere i più fragili.  

Viviamo in un’epoca in cui la velocità e l’apparenza dominano. Una giovane accetta un intervento low-cost per inseguire un ideale estetico, un ragazzo cerca un momento di leggerezza durante una festa, tre lavoratori sperano in un futuro migliore. Tutti spinti dalla voglia di migliorarsi, ma traditi da un sistema che sfrutta le loro aspirazioni per guadagnare.  

Cosa occorre fare? Migliorare la prevenzione oggi insufficiente, regole poco chiare, sanzioni deboli. A rimanere indietro sono proprio i più vulnerabili.  

Perché queste tragedie accadono? Spesso le vittime non vedono alternative. Le pressioni sociali le spingono verso scorciatoie pericolose, mentre chi dovrebbe guidarle resta in silenzio. La società intera è responsabile: educare, sensibilizzare, vigilare sono doveri collettivi.  

Non basta indignarsi. Serve agire: investire in educazione, potenziare i controlli e punire severamente chi sfrutta queste situazioni. È fondamentale creare un ambiente in cui queste scelte sbagliate non siano nemmeno prese in considerazione.  

Queste storie non sono eccezioni, ma sintomi di un sistema che ha smesso di funzionare. 

La vera domanda è: quante altre vite devono essere sacrificate prima che tutti noi—governi, genitori, cittadini—ci assumiamo le nostre responsabilità? Il futuro di una società si misura dal modo in cui protegge i suoi giovani. Ti invito a leggere il nostro racconto autobiografico, una testimonianza vera, il vissuto di uno di noi per esplorare queste tematiche e scoprire come trasformare ferite profonde in consapevolezza e azione.  

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