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Resilienza psicologica, il ruolo delle storie

Resilienza psicologica: come funziona davvero e perché la lettura può diventare parte attiva del percorso di cura e consapevolezza. Ne parliamo con la psicologa clinica Sonia Buscemi Ci sono momenti in cui il cervello sembra prendere il comando e portarci lontano da noi stessi. Pensieri che si ripetono, paure che si accendono senza un motivo apparente, reazioni automatiche che non riconosciamo più come nostre. È come vivere in uno stato di allerta continua, anche quando il pericolo non c’è più. È da qui che nasce il dialogo con la dottoressa  Sonia Buscemi (buscemi.sonia@gmail.com),  psicologa clinica e docente. Riceve come libera professionista nel suo studio tra  Fiumicino e Ponte Galeria (RM) , dove accompagna bambini, adolescenti e genitori nei loro percorsi di crescita e consapevolezza. Con lei abbiamo parlato di traumi, difese mentali e del ruolo che le storie possono avere nel percorso di cura. Come reagisce il cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? ...

"Di queste case, solo rovine mute. Di questi volti, nemmeno l’ombra."

Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro"

Questa poesia fa parte della raccolta L'Allegria di Giuseppe Ungaretti.

📜 Di queste case  

non è rimasto  

che qualche  

brandello di muro.

Di tanti  

che mi corrispondevano  

non è rimasto  

neppure tanto.

Ma nel cuore  

nessuna croce manca.  

È il mio cuore  

il paese più straziato.

Giuseppe Ungaretti

🌌 Nota Esplicativa:

In questi versi, Ungaretti racconta un dolore che diventa memoria viva, indelebile. La desolazione delle "case" e di chi non risponde più rappresenta le perdite inevitabili della vita, lacerazioni che ci segnano senza lasciare traccia fisica ma con un impatto profondo sul cuore. È proprio il cuore a raccogliere ogni croce, ogni frammento di ciò che è stato e che non è più.  

In "Lasciato Indietro" (disponibile on line in vari formati ), il protagonista porta con sé ogni persona e ogni esperienza vissuta, senza però cedere all'amarezza. Il racconto parla di trasformare il dolore in forza, di costruire una vita sulle rovine, proprio come Ungaretti fa con le parole. Ogni cicatrice diventa un mattone, un simbolo di resistenza e di capacità di andare avanti.

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