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Resilienza psicologica, il ruolo delle storie

Resilienza psicologica: come funziona davvero e perché la lettura può diventare parte attiva del percorso di cura e consapevolezza. Ne parliamo con la psicologa clinica Sonia Buscemi Ci sono momenti in cui il cervello sembra prendere il comando e portarci lontano da noi stessi. Pensieri che si ripetono, paure che si accendono senza un motivo apparente, reazioni automatiche che non riconosciamo più come nostre. È come vivere in uno stato di allerta continua, anche quando il pericolo non c’è più. È da qui che nasce il dialogo con la dottoressa  Sonia Buscemi (buscemi.sonia@gmail.com),  psicologa clinica e docente. Riceve come libera professionista nel suo studio tra  Fiumicino e Ponte Galeria (RM) , dove accompagna bambini, adolescenti e genitori nei loro percorsi di crescita e consapevolezza. Con lei abbiamo parlato di traumi, difese mentali e del ruolo che le storie possono avere nel percorso di cura. Come reagisce il cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? ...

Lasciare Indietro la Tecnologia: Non Possedere uno Smartphone

Riscoprire la Vita Senza la Schiavitù dello Smartphone

Nel mondo di oggi, sembra quasi impensabile vivere senza uno smartphone. Chi non ha un cellulare è visto come una persona che sta fuori dal flusso, una specie di anacronismo moderno. Ma cosa accadrebbe se, per una volta, ci liberassimo di questa dipendenza tecnologica? Se, come un atto di ribellione contro l’incessante corsa al progresso, scegliessimo di vivere senza uno smartphone?

So chi lo ha fa. E mi dice che l’esperienza è liberatoria. Non sto dicendo che la tecnologia sia il male; anzi, può essere straordinariamente utile. Ma c'è un aspetto della vita che perdiamo quando diventiamo troppo legati a questi dispositivi.

Il mio amico, un giorno, stanco di controllare costantemente le notifiche, di vivere con l'ansia che un messaggio non letto o una chiamata persa potessero cambiare tutto, ha deciso di dire basta. Ha messo via il suo smartphone. E la cosa più sorprendente è che, dopo un periodo iniziale di smarrimento, riferisce che la sua vita è diventata... più semplice.

Non possedere uno smartphone significa tornare a un mondo in cui non sei costantemente connesso. Significa che puoi tornare a guardare il cielo, ascoltare davvero una conversazione senza il richiamo di una vibrazione che ti fa interrompere il pensiero, e vivere senza la pressione di essere sempre disponibile. È un atto di coraggio, lo so. Ma è anche un atto di pace interiore.

Lo smartphone è uno strumento potente, senza dubbio. Ma siamo sicuri di usarlo per scopi positivi? Se passiamo più tempo a fare scroll su Instagram che a guardare le persone che ci stanno davvero accanto, forse dobbiamo fermarci a riflettere. Il vero contatto umano, la connessione autentica, non avviene tramite una schermata. Eppure, ci siamo talmente abituati che non ci rendiamo conto di quanto ci stiamo allontanando dalle cose che contano davvero.

Pensateci un attimo: quante volte siamo in una stanza con altre persone e tutti stanno guardando lo schermo? Quante conversazioni abbiamo interrotto per un messaggio che, alla fine, non aveva la minima importanza? La libertà di non avere un telefono è proprio questa: puoi scegliere di vivere nel momento presente, senza essere disturbato da quel piccolo quadrato che può assorbire tutta la tua attenzione.

Lasciar andare il telefono non significa essere disconnessi dal mondo. Significa ritrovare la connessione con te stesso e con gli altri. È riscoprire il piacere di un’ora senza interruzioni, un’ora in cui pensi, respiri, vivi. Quando non ci sono notifiche a distogliere la mente, diventa più facile concentrarsi, prendere decisioni consapevoli e godersi ogni istante.

E alla fine, forse la verità sta nel mezzo. Non è necessario vivere completamente disconnessi, ma nemmeno essere schiavi della tecnologia. La chiave potrebbe essere nell'equilibrio: usare gli strumenti a nostra disposizione con consapevolezza, senza lasciare che diventino i padroni delle nostre vite. Il giusto compromesso potrebbe risiedere nel saper scegliere quando e come usarli, senza perderci nel loro vortice. E così, tra un messaggio e una chiacchierata, tra una notifica e una passeggiata al parco, possiamo trovare il nostro spazio, lontano dalla frenesia, ma comunque presenti nel mondo che ci circonda. La verità, forse, è che possiamo vivere in entrambi i mondi, se sappiamo come farlo.

Lui non ha bisogno di un smartphone per essere felice. E voi? 


La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà. (Jean-Paul)

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