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Resilienza psicologica, il ruolo delle storie

Resilienza psicologica: come funziona davvero e perché la lettura può diventare parte attiva del percorso di cura e consapevolezza. Ne parliamo con la psicologa clinica Sonia Buscemi Ci sono momenti in cui il cervello sembra prendere il comando e portarci lontano da noi stessi. Pensieri che si ripetono, paure che si accendono senza un motivo apparente, reazioni automatiche che non riconosciamo più come nostre. È come vivere in uno stato di allerta continua, anche quando il pericolo non c’è più. È da qui che nasce il dialogo con la dottoressa  Sonia Buscemi (buscemi.sonia@gmail.com),  psicologa clinica e docente. Riceve come libera professionista nel suo studio tra  Fiumicino e Ponte Galeria (RM) , dove accompagna bambini, adolescenti e genitori nei loro percorsi di crescita e consapevolezza. Con lei abbiamo parlato di traumi, difese mentali e del ruolo che le storie possono avere nel percorso di cura. Come reagisce il cervello quando viviamo un’esperienza traumatica? ...

L'infanzia rubata dagli schermi: il pericolo degli smartphone per i più giovani

Un’emergenza silenziosa che sta compromettendo il futuro dei bambini. Dalla Cina agli studi occidentali, è tempo di regolamentare l’uso degli smart devices.

L’allarme è stato lanciato da tempo, ma oggi trova ulteriore conferma in uno studio approfondito pubblicato da China Files. Nell’Estremo Oriente, dove l’innovazione digitale viaggia a velocità impressionante, il fenomeno dell’iperconnessione giovanile è già diventato un problema sociale su larga scala. 

Le istituzioni cinesi hanno iniziato a introdurre limiti precisi all’uso degli smartphone tra i minori, consapevoli delle conseguenze devastanti di una dipendenza precoce dalla tecnologia. Quello che sta accadendo a loro, tra pochi anni accadrà anche a noi. Monitorare i loro indicatori e adottare soluzioni preventive è l’unico modo per evitare di arrivare impreparati.

Un esperimento condotto presso la Stanway School di Colchester ha dimostrato quanto il problema sia già radicato anche in Europa. Un gruppo di studenti di 12 e 13 anni è stato privato dello smartphone per tre settimane. I risultati sono stati sorprendenti: maggiore serenità, migliori capacità cognitive, miglioramento della qualità del sonno e una rinnovata capacità di relazionarsi senza intermediazioni digitali. 

La professoressa Lisa Henderson dell’Università di York, che ha seguito il progetto, ha evidenziato come la semplice assenza dello smartphone abbia permesso ai ragazzi di sviluppare un benessere che credevano ormai fuori dalla loro portata.

In Italia, la situazione non è meno allarmante. Secondo un rapporto di Save the Children, il numero di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano quotidianamente lo smartphone è aumentato dal 18,4% al 30,2% nel giro di pochi anni. Questo significa che, sempre più precocemente, i bambini vengono esposti a una tecnologia che altera profondamente il loro sviluppo neurologico ed emotivo. Studi recenti, pubblicati anche da Orizzonte Scuola, confermano che l’uso eccessivo di dispositivi digitali è correlato all’aumento dell’ansia, della depressione e dei disturbi del sonno. Inoltre, influisce negativamente sulle capacità di apprendimento, riducendo la concentrazione e abbassando le prestazioni scolastiche.

L’Estremo Oriente non ha ignorato questi segnali. La Cina, con la sua capacità di intervento rapido, ha imposto un controllo rigido sull’utilizzo degli smartphone tra i minori, vietandone l’uso sotto una certa età e monitorandolo attentamente in età adolescenziale. È un modello che dovremmo osservare con attenzione, perché ci mostra il futuro e ci avverte dei rischi che stiamo correndo. Se lasciamo che l’iperconnessione diventi la normalità per i bambini, ne pagheremo il prezzo in termini di salute mentale, capacità relazionali e preparazione scolastica.

Il dibattito sulla regolamentazione dell’uso degli smart devices tra i minori non può più essere rimandato. È evidente che il semplice affidamento alla responsabilità genitoriale non è sufficiente. Le aziende tecnologiche hanno tutto l’interesse a mantenere gli utenti costantemente connessi, perché il loro business si basa sulla cattura dell’attenzione. È quindi necessario un intervento normativo che imponga limiti chiari: il divieto di utilizzo sotto i 14 anni e un sistema di controllo tra i 14 e i 18. Gli strumenti tecnologici per farlo esistono già, manca solo la volontà politica di agire.

Se la regolamentazione venisse attuata, le grandi aziende perderebbero miliardi. Ma qual è il valore della salute mentale e dello sviluppo delle nuove generazioni? Dobbiamo decidere cosa ha più peso: i profitti delle multinazionali o il futuro dei nostri figli. Soprattutto la spesa per recuperare tali situazioni poi andrà a colpire noi stessi inciderà sulle nostre tasse. Paghiamo per comprare il dispositivo, paghiamo per le utenze app, abbonamenti e paghiamo per curare noi o chi è caduto nella dipendenza. 

Il tempo di aspettare è finito. Come ho denunciato in "Lasciato Indietro" già nel 2022 quando era solo una bozza, è necessario un intervento immediato per proteggere bambini e adolescenti dall’abuso della tecnologia. Chi ha il potere di decidere, agisca ora. Noi non possiamo più restare in silenzio.

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